
Sull’arte c’è poco da dire: un monumento di bruttezza imbarazzante, smantellato in tempo di guerra per recuperarne il metallo, viene ricostruito dal calco originario e collocato in pazza Savona, ad Alba, nell’aprile 2004. Quel povero scultore (Stigliano n.d.r.), vecchio e superato già nel suo tempo, non poteva certo immaginare che la gente, osservando la sua opera equestre, non avrebbe pensato al generale Govone, ma a Zorro. Ed è una gran fatica, nel vederla, tenere gli sfinteri chiusi.
Ma chi era veramente il generale Govone? Aldo Cazzullo, nel suo libro “I torinesi che fecero l’Italia”, lo definisce un “ottuso efficiente”. Troppa grazia. Temo che invece si trattasse, dal punto di vista umano, di un ottuso deficiente e, da quello giuridico, di un criminale di guerra.
“Nel 1863 l’esercito fu costretto a scendere in campo contro questo stato di disordine nonché contro il brigantaggio nelle province continentali del Mezzogiorno. Il generale Govone era un piemontese che aveva imparato sul continente che la severità e magari anche la crudeltà potevano essere necessarie, e la Sicilia dovette così sopportare sei mesi di operazioni militari su vasta scala. Famiglie e villaggi interi vennero trattenuti in ostaggio e dovettero subire gravi violenze. Govone tagliò a diversi villaggi l’erogazione dell’acqua proprio nel pieno della calura siciliana, fece ricorso alla tortura per ottenere informazioni e addirittura lasciò bruciare viva la gente nelle case. Le cose peggiorarono ancor più quando egli spiegò pubblicamente a sua giustificazione che i siciliani erano barbari e non si poteva trattarli che duramente.”(D.Mack Smith – Storia d’Italia dal 1861 al 1997 Laterza, Bari 2002, pag.104)