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Toglitela. La vena laboriosa,
quella in cui intingevi la penna d’oca, e
non ti tradiva neanche la domenica.
Sfilatela dal braccio, lenta come
una processione di penitenti,
il vaso sanguigno della tua dialisi,
il tuo diario, oggi mandalo al macero,
l’hai troppo letto in tutti questi anni
ti sei ridotto come un tossicomane
quasi dovevi iniettarti negli occhi.
Fatti un’incisione sul polso bianco
tira quella fettuccia, come una zampa
di pollo per farla sembrare viva,
il braccio fulminerà convulsivo,
tu non mollare la presa. La vena
che conoscevi fino dalla scuola,
sui banchi addormentati del liceo,
a volte gettati dalle finestre
a volte graffiati col temperino,
falla scivolare via dal suo alloggio
fra omero e ulna, come una gomma
che si allunga, e le tue dita dure
le tue dita crudeli non la lasciano.
Lo scarnimento di questa tua vena
e che nessuno ti chieda più niente
la poesia non la scriverai più
uomini e donne non li guarderai più
intenzioni non ne avrai più
spostamenti non ne farai più
potrai stare zitto fin che ti pare.
Anna Lamberti Bocconi

1 Commenti:
8/10/05 6:32 PM, minime impressioni di Anonimo
attendiamo tue notizie nik...
lab.saccardi.
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