Il vecchio pretore
Un blog non è, non dovrebbe essere, un'accozzaglia di copia-incolla presi a caso sul web.
Ma negli anfratti della blogosfera, molto spesso nei commenti, sovente si nascondono bellissime gemme.
Allora non resisto al CTRL-C/CTRL-V, come in questo caso.
...Finchè non ho incontrato il vecchio pretore che era riuscito finalmente a incastrare la Lancia. Un tempo mi salutava. Scambiavamo due chiacchiere. Un tempo quest’uomo era sui giornali tutti i giorni. Si metteva alla testa di una torma di ruspe e si dirigeva verso l’orrore dell’abusivismo edilizio per far rispettare la legge. Quest’uomo che tiene fra le braccia un’orrenda pechinese smorfiosa e bisbetica, quest’uomo ha scritto sentenze che per anni e anni hanno fatto giurisprudenza. In qualche residuo angolo della sua identità, ci devono pur essere tracce del finissimo giurista che è stato. E invece avanza con un cartone di pizza sotto a un braccio che gli piscia olio e rosmarino sulla giacca. Tiene il cartoccio come si terrebbe una cartella. E con l’altro braccio regge la pechinese. E quando mi incrocia è come se non mi vedesse. La pechinese mugghia in direzione del mio cane e quello, il pretore, le risponde.
“Tesoro mio lascia perdere quelle cattivone brutte e disoneste. Solo tu sei la più bella del mondo. Tesoro, dai. Adesso arriviamo a casetta e quella brutta sporcacciona te la dimentichi”, e avanza e io lo fisso e quello appoggia il cartoccio sullo scalino e cerca le chiavi nelle tasche. Neppure si accorge che ha un lembo di blazer totalmente inzuppato di olio.
Livio Romano
Il testo integrale è qui.

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