nick's archivelog

Minime impressioni dell'uomo meccanico

04 gennaio 2008

Le persone che passavano davanti a Carlo erano dei miseri cittadini, ormai presi nell' orbita dell' angoscia e del benessere, corrotti e distrutti dalle mille lire di più che una società sviluppata aveva infilato loro in saccoccia. I giovani avevano i capelli lunghi di tutti i giovani consumatori, con cernecchi e codine settecentesche, barbe carbonare, zazzere liberty, calzoni stretti che fasciavano miserandi coglioni. La loro aggressività, stupida e feroce, stringeva il cuore. Quella massa di gente sciamava per quella vecchia strada senza il minimo prestigio fisico, anzi, fisicamente penosa e disgustosa: erano dei piccoli borghesi senza destino, messi ai margini della storia e del mondo nel momento stesso in cui venivano omologati a tutti gli altri.

Pier Paolo Pasolini - Petrolio

07 dicembre 2007

Ognuno cancella di sé le debolezze che riconosce, con l' astio dell' orfano, del povero, del calamitato, di chi è colpito dalla malattia. Teme l' assalto delle frane che non si attende, delle crepe che si possono aprire (si apriranno!) preparando l' interludio di una fine nella propria vita. La fine di un amore, la fine degli anni amati, la fine definitiva... E arranca dietro quella lotta di sutura, per rimuovere gli strappi certi, consolidati, per evitarne la suppurazione. E' una lotta senza dignità o bellezza, la lotta di acrobati fallimentari, che non si preoccupano più della bellezza dell' esercizio: cercano solo di arrivare alla sponda opposta sani e salvi.


Giuseppe Genna - "Catrame"

03 dicembre 2007

In questo articolo, apparso su Repubblica del 29 novembre, si parla del fenomeno book-trailer. Viene citato, tra gli altri, anche il mio lavoro per il romanzo di Roberto Saporito Millenovecentosettantasette fantasmi armati.
Troppa grazia. Ché il libro era già uscito da un pezzo. Fretta, pochi mezzi e budget zero.

20 novembre 2007

Due buone ragioni.

Ho sempre visto le petizioni come forme di indignazione che non costano nulla.
Un lavaggio a bassa temperatura per cattive coscienze. Il compiacimento di
vedere il proprio nome elencato tra quelli dell'intellighenzia.

Questa invece la trovo giusta. Per due buone ragioni, almeno.

1.
In 50 anni ho viaggiato parecchio, qui e là, nel mondo. Da un solo paese sono scappato. La Romania. Per vergogna. Vergogna di essere connazionale di quei signori benvestiti che ho visto con i miei occhi, nel parcheggio del miglior hotel di Timisoara prendere a calci (a calci) ragazzini di 10 anni perchè avevano lavato male le loro belle macchine nordestine, dopo avargli fatto la guardia per tutta la notte dormendo all’addiaccio sul cofano. Vergogna di avere lo stesso passaporto di quei tronfi panzuti 50enni che vedevo entrare nell’hotel seguiti da 3 o 4 sedicenni rumene. Vergogna che qualcuno potesse pensare che anch’io ero lì per quello, che anch’io venivo dalla ricca Italia per comprare Romania ‘tutta Romania, donne, bambini tutto’ [...]

Lello Voce

2.
È scomparso da una vita, ma non tutti l' hanno dimenticato. Qui non c'è virgulto degli swinging sixties che non sia stato affidato alle sue cure eccellenti. Come suo paziente, ero troppo piccolo per conservarne un ricordo. I vecchi mi raccontavano di come fosse ruvido ed efficace, umano e al tempo stesso ieratico e distante. Amava la sua professione, si aggiornava di continuo studiando di notte.
La guerra l'aveva trascinato fino all'inferno di Stalingrado. In prigionia aveva imparato il russo. (Spiace non saperne di più, e temo che di queste sue vicende non sia rimasto nulla di scritto). Non so perché avesse deciso di vivere proprio nelle Langhe. Quando gli fu chiaro che il male non l'avrebbe risparmiato, decise di lasciare tutti i suoi beni all' ospedale di Alba. Si chiamava Eugenij Copil Horia, medico e filantropo rumeno.

14 novembre 2007



Non è la stessa cosa del cineforum con dibbbattito, ma se proprio ci tenete a vedere la corazzata Potemkin: si può scaricare liberamente, ormai è fuori copyright.

13 novembre 2007

Il mondo strapaesano di Alice

Ho avuto l'improvvida idea di attivare Alice Home Tv, perciò sono rimasto un mese e mezzo senza connessione adsl. Un mese e mezzo di chiamate quasi quotidiane al 187. E ogni volta rispiegare daccapo, a persone sempre diverse, che invece di attivarmi un servizio migliore,mi era stato tolto quello che avevo già. Un carosello infernale di telefonate. Una carrellata di tutti gli accenti regionali d'Italia, dall'altra parte del filo. Di volta in volta gentilissimi o cafonissimi, a seconda dei casi. Ma ognuno impaziente di scaricarti. Qualcuno diceva: "Non è di mia competenza", come nei film di Alberto Sordi. Quasi tutti rispondevano alla chiamata con un agghiacciante "Benvenuto nel mondo di Alice". Benvenuto una fava. Ho un problema che mi avete causato voi, e ora mi tocca rimbalzare come una pallina da flipper da uno all'altro dei vostri cazzo di call-center per supplicarvi di risolverlo. Alla fine sono riuscito a riottenere la vecchia connessione. E della TV in streaming, in fondo non ho bisogno. Amen.
E poi mi sono tornate in mente le vecchie dicerie sull'Unione Sovietica. Quelle che un'auto l'aspetti per anni. I trattori rotti abbandonati nei kholkoz perché i pezzi di ricambio non arrivano. Sì, certo, l'Unione Sovietica di trent'anni fa. Noi siamo meglio, più avanti.
Meglio questa Italia strapaesana, che in pochi anni è passata dall'agricoltura all'industria e da qui ai disservizi .

13 settembre 2007

Auguri vekkio mio. 6 sul viale del tramonto.

B.Q. oggi, alle 19:19